urlocontrovento si stende su questo foglio bianconiglio. martedì, 16 giugno 2009,18:38
Una notte d'estate,
stanca di vivere,
ho scritto il mio memento mori.
L'ho attaccato sulla fronte
con una puntina
così che ogni mattina,
guardandomi allo specchio,
io possa ricordarmi
che anche io devo morire.
E forse proprio oggi.
Volevo disegnare sul muro della mia stanza persone che muoiono urlando di voler vivere. É la paura più grande che ho, questa. Volevo disegnarla sulle pareti della stanza, quella morte, volevo toglierlo dalle pareti del mio corpo, quell'orrore. Non accetterò mai di dover sottostare a questa vita, a quella morte. La notte piango perchè io so che devo morire. La notte piango perchè ho una paura che mi mangia dai piedi sempre più in alto mi mangia la paura di morire mi mangia. Non c'è niente di peggio di non vivere per paura di morire. Non c'è niente di peggio di non vivere.
Non c'è morte peggiore di questa morte, continua, lenta, disperante.
urlocontrovento si stende su questo foglio bianconiglio. martedì, 12 maggio 2009,18:09
Mi guardo allo specchio e mi ripeto che lo sapevo, sorridendo, lo sapevo.
Sapevo che un giorno ti avrei incontrata, sapevo che ci saremmo guardate negli occhi e subito ci saremmo lasciate sorridere, così, l'una sull'altra, già strette in un bacio. Sapevo anche che ti avrei amata, sapevo più che altro che mi sarei resa conto di conoscerti e di amarti da sempre.
Sapevo che saresti stata subito parte della mia vita, parte di me. Una parte essenziale, necessaria. Una parte che se non ce l'hai non esisti, magari non te ne rendi conto, ma non esisti. Sapevo che lo eri stata da sempre. Ed io quindi non ero mai esistita, di conseguenza, sì. Non ero mai stata felice, mai infelice, non ero mai stata, senza di te. Mai abbastanza, mai tanto così.
Sapevo che ti avrei amata come una madre, una figlia, una sorella. Sapevo che per te avrei dato tutto, e tu tutto per me, rimanendo orfane del mondo, gravide di una felicità che non sarebbe esistita al di fuori di noi.
Sapevo che non avrei avuto bisogno d'altro che di te,
urlocontrovento si stende su questo foglio bianconiglio. sabato, 14 marzo 2009,22:51
Questo è per me il più bello e il più triste paesaggio del mondo.
E se vi capita di passare di là, vi supplico, non vi affrettate, fermatevi un momento sotto le stelle! E se allora un bambino vi viene incontro, se ride, se ha i capelli d’oro, se non risponde quando lo si interroga, voi indovinerete certo chi é. Ebbene, siate gentili!
Non lasciatemi così triste: scrivetemi subito che è ritornato.
[Antoine De Saint-Exupèry]
urlocontrovento si stende su questo foglio bianconiglio. venerdì, 31 ottobre 2008,18:14
Caro amore,
le mie giornate non sono più nient’altro che ore da consumare. Un mese come fosse un giorno, aspetto la sera per riabbracciarti, come di ritorno dal lavoro. Ritorno a me stessa a fine mese, all’inizio di quello nuovo. In quello spazio in cui ci si ritrova. In cui si ritrova se stessi, soprattutto. Il mio calendario è scandito dai nostri incontri.
Conosci la sensazione?
Lascio che fuori piova.
Ci sono giorni in cui apro la bocca perché piova dentro. Ci sono giorni in cui la bocca la rovescio verso il basso, per svuotare le pozzanghere. Ma non basta mai. Così quelle straripano, tanto che esce pioggia anche dagli occhi, che non sono dei buchi. Ma tanta acqua c’è, che esce anche da lì. Ti rendi conto? Per quanto tempo è piovuto, amore. Per quanto tempo non c’è stato altro.
Conosci la sensazione.
Conosco gli occhi di chi muore, ho paura della vita appena nata.
Conosco la nebbia, la pioggia, la grandine. Conosco il cielo quando diventa basso e grigio, che chissà cosa c’è da nascondere, lassù.
Conosci me, nuda sotto la grandine mi conosci, nuda sotto le tue mani mi conosci, nuda mi conosci. Come non mi sono mai sentita libera di esserlo con nessuno, mai.
Conosco la morte tra le mie gambe, sulle mie braccia, sui miei occhi.
Ho conosciuto la morte, tu mi hai portato la vita.
E per questo muoio di dolore ogni volta che ti vedo andare via. Come se mi venisse privata, quella vita, dopo avermela fatta appena spiare. Conosci questo dolore?
L’aver nelle mani la vita e doverla lasciare andare via.
Caro amore,
le giornate sono tempo che scivola.
Le giornate sono tempo che tento di far scivolare via, ma gratta sulla pelle e a volte sembra non voler passare.
Quanto sono lunghe le giornate quando non hai un motivo per viverle, amore.
Non aspetto altro che la sera per sentirti, attraverso un cavo di mille chilometri e più, sentirti. Amore è piangermi ogni volta che mi accorgo di quanto non posso avere. Amore è piangere quando ti vedo partire, quando spengo la tua voce sul mio orecchio e non resta altro. Amore è portarsi avanti, nonostante tutto questo piangere.
Mi chiedo se quella vita non sia adatta a me. Come se la vita stessa rifiutasse di essere, in me. Come se io la rifiutassi.
Basterebbero un treno e una valigia, forse, per nascere. Basterebbe la forza di darsi un inizio.
Dov’è? Perché sempre resto qui?
Caro amore,
le giornate sono solo il metro di misura con cui calcolo l'assenza.
Solo il pensiero di poterti vivere, un giorno prima o poi, mi porta avanti. Solo il pensiero di poter vivere, un giorno, impedisce alle mie mani di mettere fine al mio respiro, ora.
Cos’altro c’è? Cos’altro ho?
Sono tempo da bruciare svelto nell’attesa.
Caro amore,
mai avrei pensato mai, di poter essere così tanto dipendente da una persona,
tanto da pensare che in questa stia la condizione d’esistenza della mia vita stessa.
urlocontrovento si stende su questo foglio bianconiglio. domenica, 10 agosto 2008,12:24
"Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando." (silenzio) "Che sia troppo tardi, madame". (Alessandro Baricco)
La mia estate inizia domani.
Tornerò in autunno. Tornerò e sarò autunno.
Volevo dirvi di dare da bere alle piante, come sempre. Ma non c'è più niente a cui badare, qui.
Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla. (Ennio Flaiano)
Una pozzanghera che avrebbe voluto nascere mare.
L'attimo subito prima del temporale, della tempesta. Sono l'attimo in cui sto per cadere, da una vita, sono ferma in quell'attimo.